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sabato 9 maggio 2015

Di triceratopi ed altre sciocchezze: perché così tanti credono alle bufale su internet?

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Facebook/Jay Branscomb
"Una bugia avrà già fatto mezzo giro del mondo prima che la verità abbia avuto il tempo di mettersi i pantaloni". Così scriveva nel 1948 il premio Nobel per la Pace Cordell Hull, e queste parole sembrano più vere che mai al giorno d'oggi, quando una qualsiasi informazione ha bisogno soltanto di pochi millisecondi per arrivare ovunque sul pianeta.
Il "mezzo giro del mondo" del quale parlava Hull è stato compiuto negli scorsi giorni dall'immagine che vedete in testa all'articolo: un uomo sorridente in posa davanti ad un grosso animaleLa foto è stata diffusa da Jay Branscomb, umorista ed attore statunitense noto sui social network per i suoi meme, e ritrae il celebre regista Steven Spielberg davanti ad un triceratopo animatronic utilizzato per la realizzazione di Jurassic Park.

Che i dinosauri siano estinti è una cosa nota a chiunque (o almeno così è lecito supporre), ma Branscomb ha voluto scherzosamente aggiungere questa didascalia all'immagine: "Foto vergognosa che ritrae un cacciatore felicemente in posa con un triceratopo che ha appena ucciso. Per favore, condividete affinché il mondo possa dare un nome a quest'uomo spregevole e coprirlo di vergogna".
Spielberg non ha ovviamente mai ucciso un triceratopo. Questa non è una supposizione ma una certezza, dal momento che il pluri-premiato regista di Cincinnati, così come qualsiasi essere umano mai esistito, ha mancato il passaggio sulla Terra dei dinosauri di 65 milioni di anni, millennio più millennio meno. La logica suggerisce quindi che chiunque, guardando la foto e leggendo la didascalia, dovrebbe capire facilmente che si tratta di uno scherzo. Così non è stato.
Facebook
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In poco tempo l'immagine e la didascalia hanno fatto il giro del mondo (al momento siamo abbondantemente sopra le 40.000 condivisioni), ma la parte più interessante sono i commenti (che hanno superato quota 10.000). Tanti sono stati quelli che hanno commentato scrivendo "Assassino", "Criminale" e molti altri epiteti che per educazione non riportiamo. Qualcuno ha persino riconosciuto Spielberg, ma questo non gli ha impedito di scrivere che il regista lo aveva "profondamente deluso", e che non avrebbe "mai più guardato un suo film".
Esistono certamente persone che non conoscono Steven Spielberg, o che ignorano che faccia abbia; e ne esistono probabilmente altre che non sanno che il triceratopo era un dinosauro. Forse c'è persino qualcuno che non sa che i dinosauri si sono estinti. Quel che è certo è che la combinazione di tutte e tre queste caratteristiche è sufficientemente insolita da rendere legittima la domanda: com'è possibile che in tanti abbiano davvero creduto che qualcuno potesse aver ucciso un triceratopo?
Diceva Abramo Lincoln che è possibile far fessi tutti in alcune occasioni, e far fessi alcuni in tutte le occasioni, ma che nessuno è in grado di far fessi tutti in tutte le occasioni. La frase è certamente vera nella sua interezza, ma ogni giorno su internet si ha la precisa sensazione che la parte che più risponde a verità sia quella che sostiene che qualcuno verrà fatto fesso in qualsiasi occasione.
Nell'ultimo anno è avvenuta una proliferazione, in Italia come in tutto il mondo, di siti web che riportano"notizie" che, in realtà, sono delle palesi bufale: storie completamente inventate al puro scopo di generare traffico. Alcune di queste storie superano ampiamente i confini dell'inverosimile, ma non importa: qualcuno penserà che si tratti di fatti reali, e commenterà di conseguenza.

Nell'ottobre del 1938 un adattamento radiofonico del romanzo di fantascienza "La Guerra dei Mondi" diretto dal regista Orson Welles (nella foto) fu trasmesso negli Stati Uniti. Nonostante il pubblico fosse stato avvisato del fatto che si trattasse di una finzione, in molti credettero fosse realmente in atto un'invasione aliena: scene di panico furono segnalate in tutto il paese  - Credits: Library of Congress/Carl Van Vechten
Restando in Italia, può essere utile analizzare il caso di Lercio: per chi non lo sapesse, si tratta di un sito di satira che riporta quotidianamente varie notizie assolutamente inventate, e chiaramente inverosimili, al puro scopo di strappare una risata. In realtà, quasi sempre ci sarà qualcuno che scambierà gli articoli satirici di Lercio per veri articoli giornalistici, e commenterà (quasi sempre con indignazione) le notizie riportate. 
Com'è possibile che, in Italia e nel resto del mondo, esistano così tante persone che, per dirla molto chiaramente, si bevono qualsiasi cosa? Una certa ignoranza di base, come nel caso del triceratopo, può sicuramente essere una delle cause, ma c'è sicuramente dell'altro. Qualcosa che rende queste bufale così irresistibili per tante persone, e di conseguenza così lucrative per chi, inventandole, riesce a generare molto traffico con poco sforzo.
È sicuramente vero che in molti tendono a credere a storie inverosimili se queste hanno una fondamentale caratteristica, ossia quella di confermare le loro opinioni. Chi si ritiene un animalista convinto crederà più facilmente alla storia del cacciatore che si fa una foto davanti alla sua preda; chi ritiene che tutti i politici siano dei fannulloni mangia-stipendio sarà più portato a bersi la storia del Fondo per i Parlamentari in Crisi da 134 miliardi di euro approvato dal Senato, e così via.
Un meccanismo che favorisce incredibilmente la circolazione di queste storie è il fatto di fare molto spesso appello ai nostri buoni sentimenti: voi siete delle brave persone, condividendo farete del bene, non vi costa nulla. È lo stesso meccanismo di Spielberg e del triceratopo: "Quest'uomo ha fatto una cosa cattiva, e per fare in modo che venga coperto di vergogna per il suo gesto dovete soltanto condividere questa foto".
È un meccanismo quasi infallibile: dall'appello per il bambino che ha bisogno di un'operazione urgente che però potrà essere pagata solamente se il post riceverà 10.000 "Mi piace" allo shampoo di una determinata marca che non deve essere usato perché causa spaventose reazioni cutaneecliccare su "Condividi" è facile, veloce, ed aiuta a sentirsi a posto con la coscienza.
Reuters
Reuters
"Parte di ciò che rende virale qualcosa è il fatto di evocare alcune forti emozioni nelle persone, e dicreare qualcosa che chiamiamo 'eccitazione cognitiva', che motiva le persone ad agire. C'è una grandissima ricompensa psicologica", spiega Brent Coker, psicologo della University of Melbourne ed esperto di comportamento online, che aggiunge che le persone saranno più propense a credere ad una bufala se questa verrà condivisa da persone delle quali ci fidiamo. "I consumatori si crederanno a vicenda, e crederanno ai loro amici e colleghi". 
Il problema è che spesso questi contenuti vengono condivisi senza rifletterci molto proprio nel tentativo di informare i propri amici su qualcosa che si ritiene importante. Magari si ha il dubbio che possa trattarsi di una bufala, ma si tende a pensare: "E se fosse vero? Nel dubbio condivido: male non farà". Il problema è che di male invece se ne può fare, e tanto.
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Nel 2013 ebbe una grandissima diffusione un'immagine di Sandro Pertini, accompagnata dalla frase "Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre", attribuita all'ex-Presidente della Repubblica. Ma secondo la Fondazione Sandro Pertini di Firenze, Pertini non pronunciò mai questa frase - Photo Credit: Presidenza della Repubblica
Condividere notizie false può fare aumentare la tensione sociale verso particolari gruppi di persone; può distogliere l'attenzione da appelli reali; può spingere a modificare senza motivo i propri comportamenti; e può rendere difficoltoso continuare a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è.
Come fare dunque a riconoscere una bufala? Fortunatamente internet aiuta la diffusione di queste pseudo-notizie, ma permette anche di smascherarle in tempi ridottissimi: solitamente una veloce ricerca (e per veloce intendiamo, nella maggior parte dei casi, pochi secondi) è più che sufficiente a trovare le informazioni necessarie a svelare l'inganno.
Se la notizia riportata è di grande rilevanza, state pur certi che i media principali ne parleranno: se leggete della scoperta di una nuova miracolosa cura contro il cancro o dell'abbattimento di un aereo statunitense in Cina, non ci sono dubbi che si tratti di avvenimenti che, se veri, starebbero in prima pagina su tutti i giornali e farebbero scattare le edizioni straordinarie dei TG. Se invece l'unico sito al mondo a riportare la notizia è FattiIncredibiliMaVeri.org, le possibilità che si tratti di una bufala sono prossime al 100%.
La rete è un'arma potente, e come ogni arma va usata con cognizione di causa sia da parte degli utenti che di chi produce contenuti, dalle grandi aziende dell'informazione fino ai piccoli blogger. Tenendo sempre a mente che "uno dei più grandi problemi di internet è che non si può mai essere sicuri delle notizie che si leggono", come amava ripetere Giuseppe Garibaldi.

Jibo: il robot che vuole diventare un membro della famiglia

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Cynthia Breazeal del MIT Media Lab ed il robot Jibo Jibo

Il Media Lab del Massachusetts Institute of Technology è ormai da anni un efficientissimo trampolino di lancio per progetti di successo: il prossimo della lista potrebbe essere quello proposto da Cynthia Breazeal, esperta di robotica del laboratorio dell'università statunitense e pioniera della "robotica sociale".

Si tratta di Jibo, un robot destinato all'uso domestico che, nelle intenzioni di suoi creatori, è dotato di tali capacità sociali da poter quasi diventare "parte della famiglia". È bene precisarlo subito: non immaginatevi nulla di simile ad Andrew, il robot umanoide interpretato da Robin Williams in L'uomo bicentenario, ma Jibo rappresenta un passo significativo in quella direzione. E la direzione, come spiegato dalla Breazeal, è quella di "umanizzare la tecnologia".
Il robot, che ad ogni modo si trova ancora nello stadio di sviluppo, è infatti progettato per essere un compagno interattivo per ogni membro della famiglia ad un livello ancora irraggiungibile per un "normale" PC. Tutto questo grazie ad una serie di app, che la creatrice chiama "skills" ("capacità") già precaricate, anche se ovviamente un SDK verrà messo a disposizione degli sviluppatori per incrementare ciò che Jibo può fare.
Come si può vedere dal video in testa all'articolo, Jibo potrà interagire in modo naturale con le persone grazie al riconoscimento facciale ed alla capacità di apprendere gusti, preferenze ed abitudini dei suoi utilizzatori. Può essere utilizzato per scopi più "tradizionali" per un dispositivo elettronico, ad esempio per scattare foto, ma può anche raccontare una storia ai bambini utilizzando movimento o effetti sonori e grafici per risultare più coinvolgente.

Il progetto è stato lanciato come campagna di crowdfunding su Indiegogo nelle scorse ore il 16 luglio e, a giudicare dal successo ottenuto, sembra che siano in molti ad essere interessati alle potenzialità di Jibo: in poche ore i finanziamenti raccolti hanno abbondantemente superato l'obiettivo iniziale di 100.000 dollari, ed all'incirca a mezzogiorno del 17 luglio sono arrivati a quasi 350.000 dollari.
La campagnia di crowdfunding prevede la possibilità di acquistare uno dei robot a prezzo speciale, ed è stato probabilmente questo ad aver attirato molti sostenitori: i 50 offerti ad un prezzo super-scontato (99 dollari, poco più di 73 euro) sono andati bruciati in pochi minuti. L'offerta più conveniente rimasta è quella da 499 dollari, con consegna stimata a dicembre 2015 (per consegne al di fuori di USA e Canada è necessario aggiungere 50 dollari).
Uno dei principali limiti al momento è la barriera linguistica: quando inizieranno le prime spedizioni, Jibo sarà in grado di comprendere solamente l'inglese statunitense, ma gli sviluppatori garantiscono che le capacità linguistiche del robot miglioreranno nei mesi a seguire.

Genie: il replicatore di Star Trek è quasi realtà

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Genie: il replicatore di Star Trek è quasi realtà
Esistono tante soluzioni che rendono la preparazione dei pasti un’operazione particolarmente veloce. Dal microonde alle torte o minestre in tazza passando dalle confezioni di cibi liofilizzati che richiedono pochi minuti di preparazione, al giorno d’oggi non è difficile procurarsi un pasto in pochi minuti. Ma, come sicuramente molti ricordano, il replicatore di Star Trek funziona in modo ben diverso e non prevede buste di risotto nel microonde! Il miracoloso congegno di Star Trek è infatti in grado di replicare qualsiasi cibo o bevanda si desideri, utilizzando semplicemente materia o energia pura.
Ovviamente la scienza di oggi non ha raggiunto nulla di paragonabile al piccolo miracolo descritto in Star Trek, ma il risultato sembra sorprendentemente vicino: si chiama Genie, ed è una macchina in grado di assemblare pasti a richiesta partendo da polveri disisdratate.
Il design futuristico e la companion app utilizzabile per dare istruzioni rendono questo oggetto particolarmente ammaliante, anche se è difficile immaginare quale possa essere il sapore delle pietanze preparate in questo modo. In ogni caso senza alcun dubbio la caratteristica più invitante di Genie è la rapidità: basta aggiungere acqua nel serbatoio e impostare il cibo desiderato, che può essere anche senza glutine, senza uova o senza prodotti derivati dal latte e quindi si adatta a tutte le esigenze alimentari.
Doron Marco, co-sviluppatre del progetto, ha dichiarato che l’ispirazione è stata sì presa da Star Trek ma anche che Genie potrebbe addirittura essere migliore del replicatore: “Genie potrebbe anche arrivare a conoscere il vostro microbioma e preparare del cibo pensato per voi, solo per voi. Così potrete mangiare cibi gustosi e sani”.
Genie è in grado di preparare pasti sani grazie alle basi in polvere naturali, che assembla in modo da ottenere un numero di combinazioni elevato, richiedendo solo 30 secondi per pasto.
Su YouTube è stato pubblicato un video che mostra il funzionamento del curioso oggetto da cucina. Forse un giorno, come è successo con il microonde, tutti avremo un Genie nelle nostre cucine.

Fonte: cnet

mercoledì 6 maggio 2015

XelfleX, il tessuto smart che migliora le prestazioni sportive

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Un mix di sensori integrati nel tuo vestiario per lo sport ti aiuta a migliorare le prestazioni come un personal trainer

Un personal trainer sempre appiccicato addosso, pronto a segnalarti una postura scorretta o un movimento mal bilanciato ogni volta che ti alleni. Solo che non è una persona in carne e ossa, bensì il frutto di un mix di materiali hi tech. È XelfleX, una nuova frontiera della tecnologia indossabile non solo comodissima, ma letteralmente fusa alla stoffa della maglietta o dei pantaloncini che indossi, capace di seguirti negli allenamenti per farti migliorare le tue prestazioni sportive.
Ideata da un team di ingegneri di Cambridge, XelfleX è un tessuto che integra sensori e fibra ottica alle normali componenti del tuo vestiario per lo sport ed è capace di sentire in modo molto preciso come ti stai muovendo, in totale sinergia col tuo corpo e i tuoi muscoli. E di darti i feedback per migliorare attraverso i tuoi device.

Calcolo età di una persona: molto più che un gioco

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Microsoft ha presentato in queste ore un nuovo servizio che permette di scoprire l'età di una persona. Il calcolo dell'età, per ovvi motivi, può non essere esatto ma How-old.net(questo il nome del progetto lanciato dagli sviluppatori del colosso di Redmond) è in grado di fornire una stima a partire da qualunque foto, pubblicamente accessibile da web o caricabile manualmente dal proprio computer.

Al di là dell'aspetto più puramente "giocoso" del nuovo servizio Microsoft, accessibile cliccando qui, noi riteniamo opportuno soffermarci su alcuni aspetti tecnici.

Calcolo età di una persona: molto più che un gioco

Come fa How-old.net a riconoscere l'età di una persona?

Innanzi tutto, Microsoft si è ultimamente concentrata sullo sviluppo di soluzioni per l'intelligenza artificiale. In particolare, l'API per il riconoscimento facciale (vedere questa pagina) basata sulla piattaforma cloud Microsoft Azure, costituisce le fondamenta sulle quali poggia il servizio How-old.
In particolare, l'API di Microsoft - il cui utilizzo è aperto a tutti - consente non soltanto di stabilire l'età ma anche il sesso, tratti somatici relativi alla nazionalità ed espressione (se la persona è triste, seria o sta sorridendo).
Qui un esempio che mostra come l'API sia in grado di stabilire se due foto ritraggano o meno la stessa persona.
Così come da tempo stanno facendo Google (La rete neurale di Google riconosce gatti e volti umani) e Facebook (Deepface: Facebook già in grado di riconoscere volti), anche Microsoft sta lavorando pesantemente sugli algoritmi di "machine learning".
In questo caso, grazie alle informazioni provenienti da strutture dati, Microsoft - appoggiandosi alla piattaforma Azure - è riuscita a raccogliere un campione rilevante utilizzato poi per il riconoscimento dei volti e l'analisi degli stessi.

Per provare How-old.net è sufficiente visitare questa pagina ed inserire la propria foto o quella di altri. Microsoft tiene a precisare che nessuna immagine sarà conservata sui propri server né condivisa pubblicamente.

martedì 5 maggio 2015

Tesla Powerwall, arriva la batteria per alimentare la casa

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Un progetto ambizioso che diventa realtà, proposto da Tesla a prezzi più vantaggiosi rispetto alla concorrenza. Scopriamo insieme prima di tutto di cosa si tratta, descrivendo alcuni scenari d'uso di questo accumulatore di energia per le abitazioni e le aziende

In molti conosceranno il marchio Tesla per l'accattivante supercar elettrica, ma il CEO Elon Musk ha recentemente precisato che le ambizioni vanno ben oltre, motivo per cui è scontato attendersi proposte in grado di coprire anche altre esigenze. L'automotive, insomma, è solo uno degli ambiti su cui Tesla ha messo gli occhi, essendo un'azienda che si prefigge di innovare in tutti i settori che coinvolgono l'energia.
La prova viene dalla concretizzazione di un progetto annunciato da tempo e che va sotto il nome di diTesla Powerwall, di fatto una batteria ricaricabile ideata per l'utilizzo in casa o in azienda. Pensiamo alla batteria del nostri smartphone, immaginiamola molto più grossa e del peso di 100Kg da appendere su un muro ed avremo una prima, grossolana idea di cosa sia Tesla Powerwall.
Sembra una caldaia magra (dimensioni 130 cm x 86 cm x 18 cm), con capacità di 7 kWh oppure 10 kWh accumulati con al tecnologia a polimeri di litio, vendute negli USA rispettivamente a 3000,00 USD e 3500,00 USD, a cui aggiungerne circa 500 per la messa in opera. La tensione è di 350 – 450V con 5.8A nominali e 8,6A di picco.
Ora viene la domanda più importante, ovvero a cosa serve, seguita da altre che possano meglio inquadrarla in un contesto casalingo o aziendale. Andiamo con ordine. Come ben sappiamo, molti dei problemi legati alla produzione di energia e al suo successivo utilizzo sono legati alla non contemporaneità dei due eventi. Esistono picchi di utilizzo quando l'energia magari non viene prodotta a sufficienza, inoltre è possibile immagazzinarne solo una piccolissima parte per un successivo utilizzo.
L'ambizioso progetto Tesla Powerwall si propone di risolvere almeno parte dei problemi in un colpo solo. Sia chiaro: esistono già in commercio soluzioni simili della concorrenza, ma con prezzi molto più elevati e con una vita media della batteria decisamente inferiore, tanto da non essere ritenute ancora convenienti nemmeno nel lungo termine. Tesla promette invece una vita media di Powerwall di 10 anni, con un prezzo decisamente inferiore. Da qui il motivo dell'ampio risalto mediatico che si sta meritando questo prodotto: almeno sulla carta è la prima proposta di questo tipo a risultare conveniente e potenzialmente molto interessante. 

I vantaggi maggiori si avranno in abbinamento a sistemi fotovoltaici o microeolici, ma non smettete di leggere ora se queste soluzioni non vi hanno mai convinto fino in fondo, perché Powerwall serve anche ad altri. Il vantaggio per chi possiede strumenti di autoproduzione di energia sono evidenti: il surplus di energia che ora viene rivenduto a prezzi stracciati ai grandi distributori può essere dirottato su Powerwall, che sarà in grado di erogarla quando servirà nell'arco della giornata o della notte.
Questo si traduce immediatamente in un minor esborso per acquistare direttamente energia quando i pannelli non bastano, oltre ad utilizzare le batterie quando i pannelli non producono nulla o quasi, come avviene ad esempio di notte. I vantaggi non finiscono qui: chi non possiede pannelli solari può sempre scegliere di caricare Powerwall quando l'energia costa meno, utilizzando quella accumulata nelle fasce orarie in cui l'energia ha un costo più elevato.

Vantaggio non di poco conto è anche la possibilità di avere energia in caso di blackout, poiché di base può fungere come da gruppo di continuità per il sistema casa o azienda. Per queste ultime è possibile installarne anche più di una, ovviamente. Nella testa di alcuni appassionati sarà forse nata una domanda, ovvero se sono state prese contromisure contro il surriscaldamento: la risposta è sì, poiché Tesla nomina un sistema di controllo a liquido nella pagina delle specifiche.
La commercializzazione non avverrà solo negli USA, nel corso dell'estate, ma arriverà subito dopo anche in Germania. A seguire Tesla Powerwall arriverà anche in altri paesi europei fra cui l'Italia. Con la speranza che i grandi distributori e il fisco non si inventino qualcosa per rendere questo prodotto conveniente più per loro che per noi.

lunedì 20 aprile 2015

Misurate il vostro battito cardiaco su qualsiasi Android con questa semplice guida!

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Vi piacerebbe ottenere le funzioni intelligenti offerte dal nuovissimo Samsung Galaxy S6 ma non ve la sentite di spendere più di 600 euro per poterle utilizzare? Il lettore d'impronte digitali necessita di un apposito sensore per funzionare, ma il cardiofrequenzimetro può essere utilizzato su qualsiasi Android. Curiosi di scoprire come? 
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L'app di S Health che permette di misurare il battito cardiaco sul Galaxy S5. / © ANDROIDPIT
Niente di più semplice: basta scaricare la giusta applicazione!
Ne abbiamo provate diverse e, fino ad ora abbiamo notato che il cardiofrequenzimetro di Runtastic è il più affidabile e preciso. Non avrete bisogno di scaricare l'app di fitness omonima, ma semplicemente Runtastic Heart Rate, un sorta di app supplementare.
Una volta scaricata l'applicazione vi verrà chiesta l'iscrizione, che potrete effettuare anche semplicemente tramite Facebook. A questo punto l'app vorrà conoscervi meglio e scoprire la vostra età, altezza, peso e se siete maschio o femmina. Siete pronti per la misurazione del battito?
Vi ricordate che sul Samsung Galaxy S5 così come per i suoi successori, bastava poggiare il dito sul sensore che si trovava vicino al flash? Ecco, più o meno la procedura rimane la stessa: appoggiate il vostro indice sulla fotocamera e sul flash e l'app comincerà a misurare il vostro battito cardiaco. 
runtastic heart rate
Sulla destra potete notare il mio battito SUPER regolare! / © ANDROIDPIT
Consigli utili:
  • Fate attenzione a rimanere quasi immobili.
  • Non sfate troppa pressione sul sensore.
  • Nel caso il vostro Android non disponga di un flash, assicuratevi di essere in un ambiente ben illuminato
Una volta misurato il battito l'applicazione vi porterà ad una nuova schermata, in cui potrete inserire una nota personale, selezionare il tipo di misurazione (se prima o dopo un esercizio fisico, ad esempio) e specificare come vi sentite in quel momento, per tenere sempre la situazione sotto controllo.
heart rate runtastic
Specificate il tipo di misurazione ed la vostra salute fisica attuale per tenere sotto controllo il vostro battito. / © ANDROIDPIT
Tutte le misurazioni verranno poi salvate su di un diario, che potrete visualizzare per controllare il cambiamento nelle vostre pulsazioni a seconda dell'esercizio fisico che fate o della vostra salute fisica.
N.B.: Questa versione gratuita dell'app permette di effettuare un massimo di 3 misurazioni al giorno. Se pensate di aver bisogno di un utilizzo più frequente potrete acquistare la versione PRO per 1,99 euro.
Tra le altre app che abbiamo testato vale la pena nominare anche Instant Heart Rate:
Dunque se avete il bisogno impellente di misurare ogni giorno il vostro battito cardiaco, provate una delle tante applicazioni disponibili nel Play Store, prima di acquistare il Galaxy S6 solo per ottenere questa funzione!

venerdì 17 aprile 2015

Vodafone Floome: l’etilometro per smartphone

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vodafone floome
No, non si tratta dell’ennesima applicazione che stima il tasso alcolemico a seconda di quanto abbiamo bevuto ma di un vero e proprio etilometro per smartphoneVodafone Floome è infatti un accessorio esterno che si collega alla presa delle cuffie (jack da 3.5 mm) e non ha bisogno di alimentazione (ha una batteria interna da 5000 utilizzi) o di essere ricaricato.
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Dotato dello stesso sensore montato sugli etilometri in uso alle forze dell’ordine, Floome è compatibile fin da subito con gli smartphone Android, iOS e Windows Phone, in modo da andare a coprire la totalità dei device.
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Ovviamente l’utilizzo è subordinato all’applicazione ufficiale dove vanno inseriti i parametri fisici dell’utilizzatore così da avere una stima del tempo necessario per smaltire quanto bevuto prima di rimettersi alla guida. Se questo dovesse essere eccessivo si possono sfruttare le informazioni dell’app che mette a disposizione un sistema di ricerca taxi o ristoranti e locali così da mangiare un boccone o tornare a casa senza rischi. L’applicazione integra poi un sistema per calcolare quanto è possibile bere in base al proprio fisico e un diario dove tenere traccia dei consumi e delle calorie assunte dall’alcool.
Vodafone Floome è disponibile nei negozi Vodafone e sullo shop online a 49€ in offerta lancio al posto di 89€ con incluso un beccuccio di ricambio. Di seguito i link per scaricare l’app ufficiale:

lunedì 13 aprile 2015

My Hand: arriva la mano bionica che percepisce il tatto

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My Hand: arriva la mano bionica che percepisce il tatto
Vi abbiamo parlato diverse volte dei progetti in via di realizzazione da parte dell‘Istituto di Biorobotica di Pisama ora arriva a compimento un progetto davvero rivoluzionario.
Si chiama “My Hand” ed è una mano robotica leggera, morbida e colorata in grado di restituire la sensazione del tatto. Il progetto è stato realizzato grazie a un finanziamento dal ministero dell’Istruzione, l’Università e la Ricerca e si configura come rivoluzionaria perchè può essere indossata senza dover ricorrere alla chirurgia.
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È una protesi hi-tech flessibile ma pur non assomigliando esteticamente a una mano umana è bella da vedere perchè realizzata con morbidi gusci di silicone di colore bianco.
All’interno è dotata di un meccanismo che permette al proprietario di muovere le articolazioni tramite il pensiero ed è completamente adatta ai movimenti quotidiani.
”Questa volta abbiamo deciso di partire dall’involucro della mano robotica e per questo ci siano rivolti a dei designer, con l’obiettivo di ottenere per la prima volta un arto artificiale bello da vedere, da esibire e non da nascondere”, ha spiegato infatti il coordinatore del progetto, Christian Cipriani.
My Hand è un progetto pronto per essere indossato e il laboratorio cerca volontari dispositi a utilizzare la mano robotica a casa loro per un mese.

Fonte: Ansa.it

Fatti la birra alla spina in casa

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The Sub di Heineken è un gadget per spillare la birra in condizioni ideali, ricaricabile con refil da due litri dai gusti diversi






Arriva il caldo e la voglia di birra inizia a crescere in modo ‘naturale’. per farvi trovare sempre un’ottima birra alla spina a portata di bicchiere, anche a casa, Heineken già da qualche tempo sta facendo circolare The Sub, la sua beer machine. In fondo spillare birra e berla poi direttamente è quasi un luogo comune del desiderio maschile, e la multinazionale olandese vuole estendere la pratica dai bar alle nostre cucine.
Disegnato come una vera e propria mini-spina da bar, The Sub nasce dalla collaborazione con Krups e con Marc Newson, designer di fama internazionale che ne ha tracciato le linee. Compatta, funzionale, morbida nel profilo, ha due versioni differenti per colori e materiali: Aluminium e la nuova Black, in materiale plastico. Il kit di accessori contenuto in un cofanetto metallico prevede bicchieri, sottobicchieri e spatola tagliaschiuma. A questi, da maggio, si affiancheranno manopole e tappetini, in 5 varianti di colori pastello in edizione limitata.
The Sub ha un sistema di raffreddamento che mantiene la temperatura di 2°C, ideale per la spillatura perfetta. Si carica con una cartuccia che si chiama The Torp, un contenitore da 2 litri (circa 8 bicchieri) da infilare nel barilotto: quando la luce frontale cambia colore, significa che è stata raggiunta la temperatura ottimale e si può procedere a servire la bionda, semplicemente abbassando la leva, come al bar.
Il refill può stare in frigo fino a 15 giorni, un tempo di vita piuttosto lungo per un paio di litri di birra, specie se avete spesso amici in casa. Per farvi fare la figura da mastro birraio doc, Heineken ha anche un sito dedicato all’arte della spillatura, in cui si spiegata la procedura migliore per mantenere le proprietà della birra e offrirla agli ospiti nelle condizioni migliori. Qualche dritta: risciacquare il bicchiere, inclinarlo a 45° e far scendere la bevanda, per poi tagliare la schiuma in eccesso. Una delle caratteristiche di The Sub è la schiuma compatta e persistente che preserva la birra dall’ossidazione: ecco perché sui bicchieri in dotazione (da 25 cl) è indicato il punto ideale in cui fermare il flusso.
Heineken ha ampliato la gamma di refill, ognuna corrispondente a birre dal gusto diverso. Ora ne sono disponibili 9: c’è la classica della casa olandese, poi la Moretti Baffo d’Oro, la Affligem belga dalla ricetta millenaria, la francese Pelforth Blonde, la asiatica Tiger, la luppolosa Brand UP, la bianca Brand Waizen, la Wieckse Witte aromatizzata agli agrumi e la Desperados, al sapor di tequila.
The sub si può acquistare online a 199 euro (Black Edition) o a 249 euro (Aluminium Edition).