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sabato 23 maggio 2015

Il Fenomeno Sinkhole: misteriose voragini che stanno comparendo in ogni angolo del Pianeta!

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Misteriose voragini stanno comparendo in ogni angolo del pianeta: dalla Cina al Messico, dall'Austria alla Spagna. L'ultima voragine è stata segnalata il 21 marzo scorso in Svezia.

Cosa sta accadendo al nostro pianeta? Queste aperture di "Porte per l'inferno" fanno parte della normale vita del pianeta, oppure sono delle anomalie che segnalano grandi cambiamenti in atto?

In questi ultimi mesi, il nostro Sole non è l'unico a registrare curiose anomalie nel suo ciclo vitale. Anche il pianeta Terra sta sperimentando curiosi fenomeni ai quali gli studiosi hanno difficoltà a dare spiegazioni. L'ultimo fenomeno, in ordine di tempo, che ha colpito la Terra è di tipo geologico ed è stato osservato il 21 marzo scorso a Malmberget, una località al nord della Svezia.
Si tratta di una enorme voragine comparsa dopo che gli strumenti hanno registrato una scossa di terremoto di magnitudo 4.4 sulla scala Richter, con epicentro in una zona scarsamente abitata a nord della Finlandia. Dopo pochi minuti dal sisma, ad una distanza di 150km, il terreno è collassato generando il grosso foro dal diametro di oltre 60 metri.
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La voragine è comparsa in una zona circondata da cese, strade e campagne coltivate. Gli scienziati stanno cercando di capire se il collasso del suolo è collegato al terremoto registrato in Finlandia ed, eventualmente, capire che tipo di interazione ci possa essere tra i due fenomeni.
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Il misterioso fenomeno delle voragini
Questo singolare, quanto misterioso fenomeno, negli ultimi mesi è stato osservato sempre più frequentemente. Numerosi sono i Sinkhole apparsi di recente: passo in rassegna tutte la voragini più inspiegabili comparse sul suolo terrestre.


13 Marzo 2012 - Voragine in Austria

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Un agricoltore di 47 anni, Knoglinger Franz, mentre cercava il suo gatto, ha trovato un enorme buco nel terreno. Così ha iniziato prima a gettare dei sassi al suo interno e poi ha utilizzato un magnete legato ad un filo scoprendo infine che la cavità era profonda 25 metri. La cosa strana è che la calamita si è agganciata ad un oggetto metallico molto pesante.

Un gruppo di esperti si è recato subito in Austria e hanno provato ad introdurre nella voragine una videocamera per capire cosa era presente all’interno. Ma, a causa dei forti campi elettromagnetici, la videocamera ha smesso di funzionare, facendo fallire il tentativo di ottenere una quanche immagine dell’oggetto metallico.Tutti subito hanno pensato che si trattasse di una astronave aliena sepolta, ma, pochi giorni fa, l'Austrian Times ha risolto il caso.
Dopo aver fatto diverse indagini, il giornale ha affermato che quella voragine non è altro che un buco realizzato 50 anni fa con unatrivellazione fatta da una impresa che andava a caccia dipetrolio. Fonte

18 Febbraio 2012 - Voragine nelle Filippine
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Questa volta il cratere si è formato nei pressi della città di Dumanjug, nelle Filippine. Folle di curiosi si avvicinano alla zona che ha ceduto, incuranti del pericolo: il terreno potrebbe collassare e la voragine potrebbe allargarsi, ancora di più.
Il buco è stato scoperto dal custode di una fattoria. Secondo quanto racconta Walter Pesablon, 36 anni, inizialmente questo era grande quanto una padella. Ma non hanno prestato troppa attenzione a quel piccolo foro “creato” dal nulla. Durante le ore notturne il sinkhole aveva raggiunto un diametro di circa 10 metri. A mezzogiorno altri due metri si sono aggiunti ai precedenti, sino a stabilizzarsi intorno ai 20 metri durante i movimenti terreni del giorno successivo. Fonte.

21 Gennaio 2012 - Voragine in Cina
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Una famiglia cinese ha dovuto lasciare la loro casa dopo che una voragine gigante si è aperta improvvisamente gigante nel loro cortile durante la notte. Il foro è quasi largo 22 metri e nessuno finora è in grado di misurare quanto è profondo. Il fatto è accaduto a Leshan, nella provincia del Sichuan in Cina.
Fengrong Zhang, 58 anni, ha raccontato che intorno alle 2 del mattino ha sentito un forte rumore. Uscito per verificare cosa fosse successo, l'uomo ha trovato l'enorme buco che si avvicinava sempre di più a casa sua.
Zhang ha detto che ha provato a misurare la profondità della fossa, lasciando per primo una corda di 40 metri, poi una corda di 60 metri, ma non ha ancora raggiunto il fondo. «Possiamo sentire il suono dell'acqua quando siamo sul bordo della buca, ma quando buttiamo giù le pietre non si sente nulla», ha aggiunto. Fonte.

19 Gennaio 2012 - Voragine in Russia
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Misteriosa voragine compare sul suolo del Daghestan, Repubblica della Federazione Russa. La voragine, un cerchio perfetto e molto profondo, è apparsa improvvisamente in una zona non urbana e fortunatamente non c’è stato nessun ferito o morto. Tra le ipotesi, c'è chi pensa che si tratti del risultato di uno schianto di un disco volante. Alcune delle persone giunte sul posto hanno affermato di sentire misteriosi suoni provenire dal buco.

Gli scienziati, comunque, prima di credere a queste ipotesi di fantascienza, stanno facendo delle analisi per vedere se riescono a dare una spiegazione geologica a questo fenomeno. Fonte.

30 Novembre 2011 - La Voragine americana
In un campo pianeggiante in Oklaoma, di cui è proprietario Jack Damron, è comparsa, improvvisamente durante la notte, una voragine gigantesca. Ancora ignote le cause del misterioso collasso.La forma perfettamente circolare ha fatto pensare che possa trattarsi di un buco lasciato da un disco volante. La voragine cresce di giorno in giorno e attualmente ha un diametro di 40 metri. 
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Il proprietario del campo ha dichiarato che il fenomeno lo ha parecchio spaventato in quanto in quel punto preciso, per molti giorni, ha lavorato con dei trattori e non gli è venuta mai in mente l’idea che la terra sotto di lui potesse cedere e crollare da un momento all’altro. Nessuno ancora riesce a dare una spiegazione geologica a questo evento. Fonte.

1 Giugno 2011 - La Voragine in Guatemala
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A giugno nella capitale del Guatemala si è aperta una voragine del diametro di 15 metri, che ha inghiottito un intero palazzo di tre piani. Le immagini dello spaventoso "buco” in Guatemala hanno fatto il giro del mondo. Fonte.

3 Maggio 2011 - Voragine a Pechino
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Un gruppo di curiosi osserva a debita distanza il gigantesco sinkhole (letteralmente, "buco sprofondato”) che si è aperto in una strada trafficata di Pechino, inghiottendo un camion. Gli scienziati cinesi preferiscono non trarre conclusioni affrettate: "Le cause possono essere molteplici”, dice Wei Jinglian dell'istituto geologico di Pechino.
La coda del camion fuoriesce dai detriti nel sinkhole che si è spalancato nel centro di Pechino il 26 aprile. L'autista e il passeggero sono riusciti a balzare fuori dall'abitacolo prima che il mezzo finisse nella voragine, restando feriti solo superficialmente. Il buco è largo circa 8 metri e profondo 10 mt.
http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2012/03/24/anomalie-geologiche-voragine-in-svezia.html 

giovedì 21 maggio 2015

FOVE, un altro concorrente per Oculus Rift

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FOVE, un altro concorrente per Oculus Rift

Era dal 1995 che non si vedeva una simile corsa alla realtà virtuale. 20 fa, sappiamo tutti come è andata. Ora che la tecnologia è matura, magari può essere la volta buona…
Come in tutte le corse all’oro che si rispettino, sono tanti che vogliono trarre profitto. Oltre al precursore Oculus, abbiamo Samsung, Microsoft con Hololens, Sony con Project Morpheus e pure Valve che – insieme ad HTC – sta lavorando su SteamVR. E poi potrebbe esserci FOVE, sempre che il Kickstarterraggiunga i 250.000 dollari richiesti. Cosa lo distingue dall’agguerrita concorrenza? Beh, prima di tutto c’è anche la versione bianca, che in un monte di prodotti neri è già qualcosa. Poi sarà caratterizzato dalla tecnologia Eye Tracking, che permetterà ai giocatori di mirare con lo sguardo, di concentrarsi su un dettaglio mettendolo a fuoco o – meglio ancora – giocando di sguardi con gli NPC.

domenica 17 maggio 2015

Convertire il calore di scarto delle batterie in elettricità: ci riescono scienziati USA

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La generazione di calore di scarto nell'ambito della produzione di energia è un ambito sul quale si sono soffermati molti scienziati negli ultimi decenni, dal momento che quel calore rappresenta anch'esso una forma di energia che viene sprecata: si tratta quindi di un elemento che compromette l'efficienza di un sistema.
Una possibile soluzione a questo problema potrebbe essere stato fornito nell'ambito di una ricerca condotta da ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e della Stanford University, che affermano di aver trovato un modo per convertire quel calore in elettricità, aumentando quindi l'efficienza di una batteria.
Il nuovo approccio è stato descritto in uno studio pubblicato su Nature Communications e firmato da Seok Woo Lee and Yi Cui di Stanford e da Yuan Yang and Gang Chen del MIT: "Virtualmente tutti gli impianti energetici ed i processi di costruzione rilasciano enormi quantità di calore di scarto nell'ambiente", spiega Cui, professore associato di Scienza dei Materiali a Stanford, secondo il quale il nuovo approccio permette di sfruttare questa produzione di calore.
Il sistema Stanford-MIT è basato su un principio noto come effetto termogalvanico, secondo il quale il voltaggio di una batteria ricaricabile dipende dalla sua temperatura: "Per ricavare energia termica, sottoponiamo una batteria ad un processo in quattro fasi: riscaldamento, carica, raffreddamento e scarica", spiega Lee.
La prima fase prevede che una batteria scarica venga riscaldata tramite calore di scarto. Successivamente, quando la batteria è ancora calda, viene applicato un determinato voltaggio. Una volta che la carica sarà stata completata, alla batteria viene permesso di raffreddarsi. A causa dell'effetto termogalvanico, il voltaggio aumenta al calare della temperatura. Quando il dispositivo si sarà raffreddato, restituirà più energia di quella utilizzata per caricarlo. "Quell'energia extra non arriva dal nulla", ha affermato Cui. "Viene dal calore che è stato aggiunto al sistema". 
Lo studio, che è stato parzialmente finanziato dal Dipartimento per l'Energia degli Stati Uniti, è considerato particolarmente promettente, anche se "ci sarà bisogno di molto lavoro per arrivare al prossimo passo", come specificato da Chen. Peidong Yang, professore di chimica dell'università di Berkeley, che non era coinvolto nello studio, ha definito la ricerca "un'idea brillante, [dal momento che] il calore di scarto è ovunque".

mercoledì 13 maggio 2015

Il robot italiano Walkman in gara al Darpa Robotics Challenge

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Nella più importante competizione della robotica mondiale, anche l’automa dell’Istituto Italiano di Tecnologia







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Le misure di Walkmann

 
Il robot Walkman è un umanoide alto 1,85 metri e pesante 100 chili
Ci sarà anche il robot Walkman dell’Istituto italiano di tecnologia(Iit) di Genova in gara al Darpa Robotics Challenge, in programma a Pomona, in California, il 5 e il 6 giugno prossimo: l’automa realizzato in collaborazione con il Centro di ricerche E. Piaggio di Pisa, alto 1,85 metri e dal peso di un quintale, può camminare, aprire le porte, usare strumenti di lavoro, chiudere e aprire una valvola industriale.
All’evento californiano si confrontano i team di sviluppo di automi in grado di assistere gli umani in caso di disastro, anche naturali: in gara ci sono 25 team, provenienti dai quattro angoli del globo per mostrare i progressi compiuti in questo ambito grazie a macchine sofisticate per hardware, software, sensori e interfacce di controllo. I robot saranno messi alla prova e saranno guidati dai team che li hanno progettati: nelle finali, gli automi dovranno compiere un circuito di prove consecutive e non sempre la qualità della comunicazione col team di riferimento sarà la stessa. Nelle condizioni critiche infatti i parametri spesso saltano, ma è lì che si verificano anche le strategie dell’automa.
La partecipazione alle finali del Darpa Challenge sono il coronamento di un progetto che non parte nemmeno troppo da lontano: era la fine del 2013 quando il team di sviluppo ha iniziato a dar vita a Walkman, a partire dal disegno meccanico. Tra le caratteristiche di Walkman, la rotazione a 180 gradi del busto e all’indietro delle braccia, l’assenza di motori nelle parti basse delle gambe, il movimento elastico dei giunti, il ridotto consumo di energia.
Soddisfazione per l’Iit che, unica in Europa, partecipa all’evento su invito diretto del Darpa, che altro non è che l’Agenzia per la ricerca avanzata del dipartimento di difesa statunitense, e che può competere a un premio che per i primi tre progetti classificati metti in palio 3,5 milioni di dollari. Certo, bisognerà guardarsi le spalle da una concorrenza che annovera ad esempio gli automi del Jet Propulsion Labs della Nasa. A guidare il team italiano nella competizione californiana, ci sarà Nikolaos Tsagarakis, scienziato dell’istituto genovese e coordinatore  del progetto secondo cui “il confronto con le altre squadre all’interno di uno scenario realistico è importante per verificare che ci stiamo muovendo nella direzione giusta. La partecipazione alla DRC è solo uno dei nostri obiettivi, poiché in seguito ci confronteremo con altri scenari definiti insieme agli enti di Protezione Civile”.
Dalla competizione usciranno certamente risposte sui molteplicielementi, anche tecnici, che rendono grandiosi i progetti pensati a un futuro in cui uomo e macchina dovranno convivere insieme; già è affermativa invece quella sulla capacità italiana di esprimere alta innovazione in questo particolare segmento tecnologico e di competere alla pari col resto del mondo.

sabato 9 maggio 2015

Di triceratopi ed altre sciocchezze: perché così tanti credono alle bufale su internet?

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Facebook/Jay Branscomb
"Una bugia avrà già fatto mezzo giro del mondo prima che la verità abbia avuto il tempo di mettersi i pantaloni". Così scriveva nel 1948 il premio Nobel per la Pace Cordell Hull, e queste parole sembrano più vere che mai al giorno d'oggi, quando una qualsiasi informazione ha bisogno soltanto di pochi millisecondi per arrivare ovunque sul pianeta.
Il "mezzo giro del mondo" del quale parlava Hull è stato compiuto negli scorsi giorni dall'immagine che vedete in testa all'articolo: un uomo sorridente in posa davanti ad un grosso animaleLa foto è stata diffusa da Jay Branscomb, umorista ed attore statunitense noto sui social network per i suoi meme, e ritrae il celebre regista Steven Spielberg davanti ad un triceratopo animatronic utilizzato per la realizzazione di Jurassic Park.

Che i dinosauri siano estinti è una cosa nota a chiunque (o almeno così è lecito supporre), ma Branscomb ha voluto scherzosamente aggiungere questa didascalia all'immagine: "Foto vergognosa che ritrae un cacciatore felicemente in posa con un triceratopo che ha appena ucciso. Per favore, condividete affinché il mondo possa dare un nome a quest'uomo spregevole e coprirlo di vergogna".
Spielberg non ha ovviamente mai ucciso un triceratopo. Questa non è una supposizione ma una certezza, dal momento che il pluri-premiato regista di Cincinnati, così come qualsiasi essere umano mai esistito, ha mancato il passaggio sulla Terra dei dinosauri di 65 milioni di anni, millennio più millennio meno. La logica suggerisce quindi che chiunque, guardando la foto e leggendo la didascalia, dovrebbe capire facilmente che si tratta di uno scherzo. Così non è stato.
Facebook
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In poco tempo l'immagine e la didascalia hanno fatto il giro del mondo (al momento siamo abbondantemente sopra le 40.000 condivisioni), ma la parte più interessante sono i commenti (che hanno superato quota 10.000). Tanti sono stati quelli che hanno commentato scrivendo "Assassino", "Criminale" e molti altri epiteti che per educazione non riportiamo. Qualcuno ha persino riconosciuto Spielberg, ma questo non gli ha impedito di scrivere che il regista lo aveva "profondamente deluso", e che non avrebbe "mai più guardato un suo film".
Esistono certamente persone che non conoscono Steven Spielberg, o che ignorano che faccia abbia; e ne esistono probabilmente altre che non sanno che il triceratopo era un dinosauro. Forse c'è persino qualcuno che non sa che i dinosauri si sono estinti. Quel che è certo è che la combinazione di tutte e tre queste caratteristiche è sufficientemente insolita da rendere legittima la domanda: com'è possibile che in tanti abbiano davvero creduto che qualcuno potesse aver ucciso un triceratopo?
Diceva Abramo Lincoln che è possibile far fessi tutti in alcune occasioni, e far fessi alcuni in tutte le occasioni, ma che nessuno è in grado di far fessi tutti in tutte le occasioni. La frase è certamente vera nella sua interezza, ma ogni giorno su internet si ha la precisa sensazione che la parte che più risponde a verità sia quella che sostiene che qualcuno verrà fatto fesso in qualsiasi occasione.
Nell'ultimo anno è avvenuta una proliferazione, in Italia come in tutto il mondo, di siti web che riportano"notizie" che, in realtà, sono delle palesi bufale: storie completamente inventate al puro scopo di generare traffico. Alcune di queste storie superano ampiamente i confini dell'inverosimile, ma non importa: qualcuno penserà che si tratti di fatti reali, e commenterà di conseguenza.

Nell'ottobre del 1938 un adattamento radiofonico del romanzo di fantascienza "La Guerra dei Mondi" diretto dal regista Orson Welles (nella foto) fu trasmesso negli Stati Uniti. Nonostante il pubblico fosse stato avvisato del fatto che si trattasse di una finzione, in molti credettero fosse realmente in atto un'invasione aliena: scene di panico furono segnalate in tutto il paese  - Credits: Library of Congress/Carl Van Vechten
Restando in Italia, può essere utile analizzare il caso di Lercio: per chi non lo sapesse, si tratta di un sito di satira che riporta quotidianamente varie notizie assolutamente inventate, e chiaramente inverosimili, al puro scopo di strappare una risata. In realtà, quasi sempre ci sarà qualcuno che scambierà gli articoli satirici di Lercio per veri articoli giornalistici, e commenterà (quasi sempre con indignazione) le notizie riportate. 
Com'è possibile che, in Italia e nel resto del mondo, esistano così tante persone che, per dirla molto chiaramente, si bevono qualsiasi cosa? Una certa ignoranza di base, come nel caso del triceratopo, può sicuramente essere una delle cause, ma c'è sicuramente dell'altro. Qualcosa che rende queste bufale così irresistibili per tante persone, e di conseguenza così lucrative per chi, inventandole, riesce a generare molto traffico con poco sforzo.
È sicuramente vero che in molti tendono a credere a storie inverosimili se queste hanno una fondamentale caratteristica, ossia quella di confermare le loro opinioni. Chi si ritiene un animalista convinto crederà più facilmente alla storia del cacciatore che si fa una foto davanti alla sua preda; chi ritiene che tutti i politici siano dei fannulloni mangia-stipendio sarà più portato a bersi la storia del Fondo per i Parlamentari in Crisi da 134 miliardi di euro approvato dal Senato, e così via.
Un meccanismo che favorisce incredibilmente la circolazione di queste storie è il fatto di fare molto spesso appello ai nostri buoni sentimenti: voi siete delle brave persone, condividendo farete del bene, non vi costa nulla. È lo stesso meccanismo di Spielberg e del triceratopo: "Quest'uomo ha fatto una cosa cattiva, e per fare in modo che venga coperto di vergogna per il suo gesto dovete soltanto condividere questa foto".
È un meccanismo quasi infallibile: dall'appello per il bambino che ha bisogno di un'operazione urgente che però potrà essere pagata solamente se il post riceverà 10.000 "Mi piace" allo shampoo di una determinata marca che non deve essere usato perché causa spaventose reazioni cutaneecliccare su "Condividi" è facile, veloce, ed aiuta a sentirsi a posto con la coscienza.
Reuters
Reuters
"Parte di ciò che rende virale qualcosa è il fatto di evocare alcune forti emozioni nelle persone, e dicreare qualcosa che chiamiamo 'eccitazione cognitiva', che motiva le persone ad agire. C'è una grandissima ricompensa psicologica", spiega Brent Coker, psicologo della University of Melbourne ed esperto di comportamento online, che aggiunge che le persone saranno più propense a credere ad una bufala se questa verrà condivisa da persone delle quali ci fidiamo. "I consumatori si crederanno a vicenda, e crederanno ai loro amici e colleghi". 
Il problema è che spesso questi contenuti vengono condivisi senza rifletterci molto proprio nel tentativo di informare i propri amici su qualcosa che si ritiene importante. Magari si ha il dubbio che possa trattarsi di una bufala, ma si tende a pensare: "E se fosse vero? Nel dubbio condivido: male non farà". Il problema è che di male invece se ne può fare, e tanto.
Nel
Nel 2013 ebbe una grandissima diffusione un'immagine di Sandro Pertini, accompagnata dalla frase "Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre", attribuita all'ex-Presidente della Repubblica. Ma secondo la Fondazione Sandro Pertini di Firenze, Pertini non pronunciò mai questa frase - Photo Credit: Presidenza della Repubblica
Condividere notizie false può fare aumentare la tensione sociale verso particolari gruppi di persone; può distogliere l'attenzione da appelli reali; può spingere a modificare senza motivo i propri comportamenti; e può rendere difficoltoso continuare a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è.
Come fare dunque a riconoscere una bufala? Fortunatamente internet aiuta la diffusione di queste pseudo-notizie, ma permette anche di smascherarle in tempi ridottissimi: solitamente una veloce ricerca (e per veloce intendiamo, nella maggior parte dei casi, pochi secondi) è più che sufficiente a trovare le informazioni necessarie a svelare l'inganno.
Se la notizia riportata è di grande rilevanza, state pur certi che i media principali ne parleranno: se leggete della scoperta di una nuova miracolosa cura contro il cancro o dell'abbattimento di un aereo statunitense in Cina, non ci sono dubbi che si tratti di avvenimenti che, se veri, starebbero in prima pagina su tutti i giornali e farebbero scattare le edizioni straordinarie dei TG. Se invece l'unico sito al mondo a riportare la notizia è FattiIncredibiliMaVeri.org, le possibilità che si tratti di una bufala sono prossime al 100%.
La rete è un'arma potente, e come ogni arma va usata con cognizione di causa sia da parte degli utenti che di chi produce contenuti, dalle grandi aziende dell'informazione fino ai piccoli blogger. Tenendo sempre a mente che "uno dei più grandi problemi di internet è che non si può mai essere sicuri delle notizie che si leggono", come amava ripetere Giuseppe Garibaldi.

Jibo: il robot che vuole diventare un membro della famiglia

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Cynthia Breazeal del MIT Media Lab ed il robot Jibo Jibo

Il Media Lab del Massachusetts Institute of Technology è ormai da anni un efficientissimo trampolino di lancio per progetti di successo: il prossimo della lista potrebbe essere quello proposto da Cynthia Breazeal, esperta di robotica del laboratorio dell'università statunitense e pioniera della "robotica sociale".

Si tratta di Jibo, un robot destinato all'uso domestico che, nelle intenzioni di suoi creatori, è dotato di tali capacità sociali da poter quasi diventare "parte della famiglia". È bene precisarlo subito: non immaginatevi nulla di simile ad Andrew, il robot umanoide interpretato da Robin Williams in L'uomo bicentenario, ma Jibo rappresenta un passo significativo in quella direzione. E la direzione, come spiegato dalla Breazeal, è quella di "umanizzare la tecnologia".
Il robot, che ad ogni modo si trova ancora nello stadio di sviluppo, è infatti progettato per essere un compagno interattivo per ogni membro della famiglia ad un livello ancora irraggiungibile per un "normale" PC. Tutto questo grazie ad una serie di app, che la creatrice chiama "skills" ("capacità") già precaricate, anche se ovviamente un SDK verrà messo a disposizione degli sviluppatori per incrementare ciò che Jibo può fare.
Come si può vedere dal video in testa all'articolo, Jibo potrà interagire in modo naturale con le persone grazie al riconoscimento facciale ed alla capacità di apprendere gusti, preferenze ed abitudini dei suoi utilizzatori. Può essere utilizzato per scopi più "tradizionali" per un dispositivo elettronico, ad esempio per scattare foto, ma può anche raccontare una storia ai bambini utilizzando movimento o effetti sonori e grafici per risultare più coinvolgente.

Il progetto è stato lanciato come campagna di crowdfunding su Indiegogo nelle scorse ore il 16 luglio e, a giudicare dal successo ottenuto, sembra che siano in molti ad essere interessati alle potenzialità di Jibo: in poche ore i finanziamenti raccolti hanno abbondantemente superato l'obiettivo iniziale di 100.000 dollari, ed all'incirca a mezzogiorno del 17 luglio sono arrivati a quasi 350.000 dollari.
La campagnia di crowdfunding prevede la possibilità di acquistare uno dei robot a prezzo speciale, ed è stato probabilmente questo ad aver attirato molti sostenitori: i 50 offerti ad un prezzo super-scontato (99 dollari, poco più di 73 euro) sono andati bruciati in pochi minuti. L'offerta più conveniente rimasta è quella da 499 dollari, con consegna stimata a dicembre 2015 (per consegne al di fuori di USA e Canada è necessario aggiungere 50 dollari).
Uno dei principali limiti al momento è la barriera linguistica: quando inizieranno le prime spedizioni, Jibo sarà in grado di comprendere solamente l'inglese statunitense, ma gli sviluppatori garantiscono che le capacità linguistiche del robot miglioreranno nei mesi a seguire.

Genie: il replicatore di Star Trek è quasi realtà

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Genie: il replicatore di Star Trek è quasi realtà
Esistono tante soluzioni che rendono la preparazione dei pasti un’operazione particolarmente veloce. Dal microonde alle torte o minestre in tazza passando dalle confezioni di cibi liofilizzati che richiedono pochi minuti di preparazione, al giorno d’oggi non è difficile procurarsi un pasto in pochi minuti. Ma, come sicuramente molti ricordano, il replicatore di Star Trek funziona in modo ben diverso e non prevede buste di risotto nel microonde! Il miracoloso congegno di Star Trek è infatti in grado di replicare qualsiasi cibo o bevanda si desideri, utilizzando semplicemente materia o energia pura.
Ovviamente la scienza di oggi non ha raggiunto nulla di paragonabile al piccolo miracolo descritto in Star Trek, ma il risultato sembra sorprendentemente vicino: si chiama Genie, ed è una macchina in grado di assemblare pasti a richiesta partendo da polveri disisdratate.
Il design futuristico e la companion app utilizzabile per dare istruzioni rendono questo oggetto particolarmente ammaliante, anche se è difficile immaginare quale possa essere il sapore delle pietanze preparate in questo modo. In ogni caso senza alcun dubbio la caratteristica più invitante di Genie è la rapidità: basta aggiungere acqua nel serbatoio e impostare il cibo desiderato, che può essere anche senza glutine, senza uova o senza prodotti derivati dal latte e quindi si adatta a tutte le esigenze alimentari.
Doron Marco, co-sviluppatre del progetto, ha dichiarato che l’ispirazione è stata sì presa da Star Trek ma anche che Genie potrebbe addirittura essere migliore del replicatore: “Genie potrebbe anche arrivare a conoscere il vostro microbioma e preparare del cibo pensato per voi, solo per voi. Così potrete mangiare cibi gustosi e sani”.
Genie è in grado di preparare pasti sani grazie alle basi in polvere naturali, che assembla in modo da ottenere un numero di combinazioni elevato, richiedendo solo 30 secondi per pasto.
Su YouTube è stato pubblicato un video che mostra il funzionamento del curioso oggetto da cucina. Forse un giorno, come è successo con il microonde, tutti avremo un Genie nelle nostre cucine.

Fonte: cnet

mercoledì 6 maggio 2015

XelfleX, il tessuto smart che migliora le prestazioni sportive

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Un mix di sensori integrati nel tuo vestiario per lo sport ti aiuta a migliorare le prestazioni come un personal trainer

Un personal trainer sempre appiccicato addosso, pronto a segnalarti una postura scorretta o un movimento mal bilanciato ogni volta che ti alleni. Solo che non è una persona in carne e ossa, bensì il frutto di un mix di materiali hi tech. È XelfleX, una nuova frontiera della tecnologia indossabile non solo comodissima, ma letteralmente fusa alla stoffa della maglietta o dei pantaloncini che indossi, capace di seguirti negli allenamenti per farti migliorare le tue prestazioni sportive.
Ideata da un team di ingegneri di Cambridge, XelfleX è un tessuto che integra sensori e fibra ottica alle normali componenti del tuo vestiario per lo sport ed è capace di sentire in modo molto preciso come ti stai muovendo, in totale sinergia col tuo corpo e i tuoi muscoli. E di darti i feedback per migliorare attraverso i tuoi device.

Calcolo età di una persona: molto più che un gioco

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Microsoft ha presentato in queste ore un nuovo servizio che permette di scoprire l'età di una persona. Il calcolo dell'età, per ovvi motivi, può non essere esatto ma How-old.net(questo il nome del progetto lanciato dagli sviluppatori del colosso di Redmond) è in grado di fornire una stima a partire da qualunque foto, pubblicamente accessibile da web o caricabile manualmente dal proprio computer.

Al di là dell'aspetto più puramente "giocoso" del nuovo servizio Microsoft, accessibile cliccando qui, noi riteniamo opportuno soffermarci su alcuni aspetti tecnici.

Calcolo età di una persona: molto più che un gioco

Come fa How-old.net a riconoscere l'età di una persona?

Innanzi tutto, Microsoft si è ultimamente concentrata sullo sviluppo di soluzioni per l'intelligenza artificiale. In particolare, l'API per il riconoscimento facciale (vedere questa pagina) basata sulla piattaforma cloud Microsoft Azure, costituisce le fondamenta sulle quali poggia il servizio How-old.
In particolare, l'API di Microsoft - il cui utilizzo è aperto a tutti - consente non soltanto di stabilire l'età ma anche il sesso, tratti somatici relativi alla nazionalità ed espressione (se la persona è triste, seria o sta sorridendo).
Qui un esempio che mostra come l'API sia in grado di stabilire se due foto ritraggano o meno la stessa persona.
Così come da tempo stanno facendo Google (La rete neurale di Google riconosce gatti e volti umani) e Facebook (Deepface: Facebook già in grado di riconoscere volti), anche Microsoft sta lavorando pesantemente sugli algoritmi di "machine learning".
In questo caso, grazie alle informazioni provenienti da strutture dati, Microsoft - appoggiandosi alla piattaforma Azure - è riuscita a raccogliere un campione rilevante utilizzato poi per il riconoscimento dei volti e l'analisi degli stessi.

Per provare How-old.net è sufficiente visitare questa pagina ed inserire la propria foto o quella di altri. Microsoft tiene a precisare che nessuna immagine sarà conservata sui propri server né condivisa pubblicamente.

martedì 5 maggio 2015

Tesla Powerwall, arriva la batteria per alimentare la casa

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Un progetto ambizioso che diventa realtà, proposto da Tesla a prezzi più vantaggiosi rispetto alla concorrenza. Scopriamo insieme prima di tutto di cosa si tratta, descrivendo alcuni scenari d'uso di questo accumulatore di energia per le abitazioni e le aziende

In molti conosceranno il marchio Tesla per l'accattivante supercar elettrica, ma il CEO Elon Musk ha recentemente precisato che le ambizioni vanno ben oltre, motivo per cui è scontato attendersi proposte in grado di coprire anche altre esigenze. L'automotive, insomma, è solo uno degli ambiti su cui Tesla ha messo gli occhi, essendo un'azienda che si prefigge di innovare in tutti i settori che coinvolgono l'energia.
La prova viene dalla concretizzazione di un progetto annunciato da tempo e che va sotto il nome di diTesla Powerwall, di fatto una batteria ricaricabile ideata per l'utilizzo in casa o in azienda. Pensiamo alla batteria del nostri smartphone, immaginiamola molto più grossa e del peso di 100Kg da appendere su un muro ed avremo una prima, grossolana idea di cosa sia Tesla Powerwall.
Sembra una caldaia magra (dimensioni 130 cm x 86 cm x 18 cm), con capacità di 7 kWh oppure 10 kWh accumulati con al tecnologia a polimeri di litio, vendute negli USA rispettivamente a 3000,00 USD e 3500,00 USD, a cui aggiungerne circa 500 per la messa in opera. La tensione è di 350 – 450V con 5.8A nominali e 8,6A di picco.
Ora viene la domanda più importante, ovvero a cosa serve, seguita da altre che possano meglio inquadrarla in un contesto casalingo o aziendale. Andiamo con ordine. Come ben sappiamo, molti dei problemi legati alla produzione di energia e al suo successivo utilizzo sono legati alla non contemporaneità dei due eventi. Esistono picchi di utilizzo quando l'energia magari non viene prodotta a sufficienza, inoltre è possibile immagazzinarne solo una piccolissima parte per un successivo utilizzo.
L'ambizioso progetto Tesla Powerwall si propone di risolvere almeno parte dei problemi in un colpo solo. Sia chiaro: esistono già in commercio soluzioni simili della concorrenza, ma con prezzi molto più elevati e con una vita media della batteria decisamente inferiore, tanto da non essere ritenute ancora convenienti nemmeno nel lungo termine. Tesla promette invece una vita media di Powerwall di 10 anni, con un prezzo decisamente inferiore. Da qui il motivo dell'ampio risalto mediatico che si sta meritando questo prodotto: almeno sulla carta è la prima proposta di questo tipo a risultare conveniente e potenzialmente molto interessante. 

I vantaggi maggiori si avranno in abbinamento a sistemi fotovoltaici o microeolici, ma non smettete di leggere ora se queste soluzioni non vi hanno mai convinto fino in fondo, perché Powerwall serve anche ad altri. Il vantaggio per chi possiede strumenti di autoproduzione di energia sono evidenti: il surplus di energia che ora viene rivenduto a prezzi stracciati ai grandi distributori può essere dirottato su Powerwall, che sarà in grado di erogarla quando servirà nell'arco della giornata o della notte.
Questo si traduce immediatamente in un minor esborso per acquistare direttamente energia quando i pannelli non bastano, oltre ad utilizzare le batterie quando i pannelli non producono nulla o quasi, come avviene ad esempio di notte. I vantaggi non finiscono qui: chi non possiede pannelli solari può sempre scegliere di caricare Powerwall quando l'energia costa meno, utilizzando quella accumulata nelle fasce orarie in cui l'energia ha un costo più elevato.

Vantaggio non di poco conto è anche la possibilità di avere energia in caso di blackout, poiché di base può fungere come da gruppo di continuità per il sistema casa o azienda. Per queste ultime è possibile installarne anche più di una, ovviamente. Nella testa di alcuni appassionati sarà forse nata una domanda, ovvero se sono state prese contromisure contro il surriscaldamento: la risposta è sì, poiché Tesla nomina un sistema di controllo a liquido nella pagina delle specifiche.
La commercializzazione non avverrà solo negli USA, nel corso dell'estate, ma arriverà subito dopo anche in Germania. A seguire Tesla Powerwall arriverà anche in altri paesi europei fra cui l'Italia. Con la speranza che i grandi distributori e il fisco non si inventino qualcosa per rendere questo prodotto conveniente più per loro che per noi.